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IL DOLORE CRONICO IN AREA MEDICA

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  1. IL DOLORE CRONICO IN AREA MEDICA Dott. Giovanni Biasi UOC Reumatologia

  2. IL DOLORE CRONICO BENIGNO (DCB) E’ UN DOLORE CHE DURA DA PIU’ DI 3 MESI ED E’ CORRELATO CON PATOLOGIE PROGRESSIVE NON NEOPLASTICHE

  3. DEFINIZIONE:NECESSITA’ DI UN LINGUAGGIO COMUNE…. Quando a Napoli ci fu il colera, la colpa fu data alle cozze; in televisione però le cozze furono chiamate mitili e allora successe che buona parte dei napoletani, non sapendo cosa fossero i mitili, continuarono a mangiare le cozze Luciano De Crescenzo- Storia di filosofia greca- i presocratici

  4. “ IL DOLORE E’ UNA ESPERIENZA PERSONALE SENSORIALE ED EMOZIONALE SPIACEVOLE ASSOCIATA AD UN DANNO TISSUTALE ATTUALE O POTENZIALE O DESCRITTA IN TALI TERMINI “ (IASP, International Association Study of Pain)

  5. DOLORE DA QUESTA DEFINIZIONE SI RICAVA COME IL DOLORE SIA UNA PERCEZIONE , NON UNA SENSAZIONE REALE, COME AVVIENE PER LA VISTA O PER L’UDITO. ESSA COINVOLGE LA SENSIBILITA’ TISSUTALE A DETERMINATI STIMOLI CHIMICI ED ESSI VENGONO INTERPRETATI COME NOCIVI ESPERIENZA NOCICEZIONE PERCEZIONE

  6. IL DOLORE NON E’ IN RELAZIONE SOLTANTO CON LA NOCICEZIONE (rilevazione di un danno tessutale) MA ANCHE CON LA MINACCIA O IL TIMORE DI PROVARE DOLORE (cd componente affettiva del dolore)

  7. LA SOFFERENZA E’ la risposta negativa al dolore

  8. NON SEMPRE PUO’ ESSERE CORRELATO CON L’ESISTENZA O LA GRAVITA’ DI LESIONI ANATOMO-PATOLOGICHE

  9. COMPONENTI DEL DOLORENOCICEZIONE: rilievo di un danno tessutale (componente oggettiva)PERCEZIONE: sensazione di uno stimolo, non necessariamente proveniente dalla periferia, ma che può originare anche dall’interessamento diretto delle strutture nervose centrali o periferiche (livello neuropatico)SOFFERENZA: percezione dell’elaborato corticale delle precedenti componenti sulla base del vissuto del singolo individuo (interessi, ruolo sociale, stress, ansia, ecc.)REAZIONE COMPORTAMENTALE: è la risposta allo stimolo spiacevole (dolore) che si manifesta con reazioni e gestualità spesso inconsce ed involontarie, oppure con specifiche richieste di aiuto(livelli cognitivo-percettivo e sociologico-ambientale)

  10. COMPONENTI DEL DOLORE NOCICEZIONE: rilievo di danno tissutale(componente oggettiva) PERCEZIONE: sensazione di uno stimolo, non necessariamente proveniente dalla periferia, ma che può originare anche dall’interessamento diretto della strutture nervose centrali o periferiche (livello neuropatico) SOFFERENZA: percezione dell’elaborato corticale delle precedenti componenti sulla base del vissuto del singolo individuo (interessi, ruolo sociale, stress, ansia,ecc) RELAZIONE COMPORTAMENTALE: è la risposta allo stimolo spiacevole(dolore) che si manifesta con reazioni e gestualità spesso inconsce ed involontarie, oppure con specifiche richieste di aiuto (livelli cognitivo-percettivo e sociologico-ambientale)

  11. Moderato Severo Prevalenza del dolore Cronico in Italia Prevalenza generale = 19% (n=46,394)Moderato 13% Severo 6% 30% 27% 26% 23% 21% 19% 18% 18% 17% 17% 16% 16% 15% 13% 13% 11% Norway (n=2,018) Germany (n=3,832) Israel (n=2,244) Poland (n=3,812) Italy (n=3,849) Denmark (n=2,169) Belgium (n=2,451) Switzerland (n=2,083) France (n=3,846) Austria (n=2,004) Finland (n=2,004) Ireland (n=2,722) Sweden (n=2,563) UK (n=3,800) Netherlands (n=3,197) Spain (n=3,801)

  12. 16,3 Prevalenza dei sintomi correlati al tratto gastrointestinale superiore Epidemiologia in Italia 58,6 Prevalenza del Dolore Cronico Milioni di pazienti SOURCE: (1) Pain In Europe Survey 2003 SOURCE: (2) IMS - units MAT 02/2006 15,2 7,6 6,8M 0,8 Adeguatamente trattati Con gli Oppiodi Popolazione Prevalenza del Dolore cronico Moderato-Severo Prevalenza del Dolore cronico -Severo

  13. Modalità di trattamento distinte per paese

  14. Durata del Dolore Cronico Media anni durata del dolore come riferito dai pazienti Italia (n=300) %

  15. L’impatto sociale del dolore cronico Impatto del dolore nella vita sociale e professionale del paziente – Italia – (n=299)

  16. CIRCA IL 30% DELLA POPOLAZIONE ADULTA E’ AFFETTO DA DCB, ATTRIBUIBILE NEI 2/3 DEI CASI A PATOLOGIA MUSCOLO-SCHELETRICA

  17. DOLORE ACUTO Esordio improvviso. Si presenta pungente, localizzato,puo’ irradiarsi. Esempi: fratture, dolore post partum,dolore post chirurgico DOLORE CRONICO Non chiaramente definito. Sordo, dolente, persistente, diffuso. Permane per almeno sei mesi. Spesso assenza di risposta fisiologica, il paziente puo’ presentare segni di depressione, e’ chiuso in se’, fiacco, sfinito. Classificazione del dolore

  18. CLASSIFICAZIONE DEL DOLORE (Crue e Pinsky) • ACUTO: durata massima pochi giorni, da lieve a grave, causa nota o meno, sempre determinato da uno stimolo nocicettivo (p. es. un trauma) • SUBACUTO: durata da alcuni giorni a qualche mese, simile al d. acuto, non è una emergenza • ACUTO RICORRENTE: sintomo recidivante per la presenza di un input nocicettivo ricorrente o prolungato provocato da processi patologici cronici (p.e. artrite reumatoide) • ACUTO PROGRESSIVO: sintomo continuo ed ingravescente indotto da input nocicettivo continuo e prolungato (p. es. neoplasie)

  19. CLASSIFICAZIONE DEL DOLORE (Crue e Pinsky) • DOLORE CRONICO BENIGNO: durata > 3 mesi, non neoplastico, l’input nocicettivo può non essere conosciuto; qualsiasi input sensoriale che venga a sommarsi assume importanza particolare; può essere considerato un dolore da causa centrale, completamente svincolato da ogni stimolo periferico (p. es. fibromialgia) • DOLORE CRONICO INTRATTABILE: l’atteggiamento del paziente sovrasta ogni altra componente; il comportamento stesso del malato viene modificato ed il dolore diviene il punto centrale della sua vita

  20. CLASSIFICAZIONE TEMPORALE DI MELZACK E LOESER • DOLORE TRANSITORIO: determinato da stimoli nocicettivi di breve durata; funzione di allarme al fine di proteggere l’individuo da un danno tessutale • DOLORE ACUTO: secondario ad uno stimolo definito e determinato da una lesione tessutale in atto, ma non irreversibile • DOLORE CRONICO: a) determinato da uno stimolo nocicettivo persistente b) conseguenza di uno stimolo nocicettivo temporaneo che ha indotto modificazioni permanenti delle altre componenti (percezione, sofferenza, reazione comp.)

  21. Tipo di dolore rispetto al tempo. Continuo Intermittente

  22. Tipo di dolore rispetto alla sede • Viscerale (poco localizzabile) • Somatico (cute, apparato vascolare, ben localizzabile) • Neuropatico (trafitture di spilli, dolore diffuso, sindrome post erpetica, arto fantasma)

  23. Dolore Viscerale • Determinato da stimolazione di terminazioni nervose libere di organi interni (nocicettori). • Distribuzione vaga. • Profondo, sordo e dolente. • Spesso associato a nausea, vomito, alterazione della pressione e del battito cardiaco. • Esempi: crampi intestinali, dolore mestruale.

  24. Dolore Somatico • Determinato da stimolazione di terminazioni nervose libere cutanee o superficiali e profonde (nocicettori) • Lo stimolo che produce il dolore e’ evidente (trauma) • Il dolore e’ localizzato. • Tende ad essere responsivo agli analgesici. • Può essere anche dovuto a un organo viscerale affetto da patologia. • Dolore riferito; braccio sinistro- infarto è un classico esempio di dolore somatico.

  25. Dolore Neuropatico • E’ causato da un danno al sistema nervoso periferico o centrale. • Assenza di stimolo evidente. • Il dolore e’ insolito, dissimile dal dolore somatico. • Può persistere malgrado la terapia antalgica. • Sindrome dell’arto fantasma, è un esempio di dolore neuropatico.

  26. Meccanismi fisiopatologici Dolore nocicettivo: Si attivano i nocicettori a livello delle strutture che producono • una sensazione molesta di tipo acuto, continua , pulsante, come una pressione • Sensazione dolorosa mal localizzata, crampiforme o urente, profonda, riferita anche a aree distanti

  27. Il dolore neuropatico • Deriva da un danno a livello del SNC o SNP che comporta un’alterazione delle afferenze somatosensoriali • Il dolore è riferito come urente, parossistico, come una scossa elettrica • Si puo associare a parestesia, allodinia o iperalgesia

  28. Ansia spossatezza terrore isolamento sofferenza paure Insonnia rabbia depressione dolore Aspetti psicologici che influenzano la percezione e la soglia del dolore sonno riposo distrazioni empatia solidarieta’

  29. cronico non neoplastico cronico neoplastico TIPOLOGIA DEL DOLORE

  30. DOLORE TOTALE DOLORE FISICO+ DOLORE EMOZIONALE+ DOLORE SPIRITUALE.

  31. Memoria del dolore

  32. Memoria del doloreLa memoria del dolore è influenzata non solo dall’intensità dello stimolo percepito ma anche dalle conseguenze che ne sono derivate.

  33. Memoria del doloreSembra che la memoria del dolore di per sé possa agire come stimolo doloroso e determinare un’esperienza dolorosa anche in assenza di stimoli dolorosi.

  34. Memoria del doloreIl ricordo di spiacevoli sensazioni dolorose può influenzare significativamente la percezione di un nuovo stimolo doloroso.(Bryant 1993)

  35. Memoria del doloreComplicati meccanismi neurofisiologici stanno alla base ella memorizzazione spinale del dolore

  36. PUNTO NODALE E’ IL FENOMENO DELLA PLASTICITA’ NEURONALE A LIVELLO DEL MIDOLLO SPINALE (dove convergono le afferenze periferiche, da cui partono le vie afferenti centrali e su cui agiscono le vie inibitorie discendenti)

  37. LA STIMOLAZIONE NOCICETTIVA PROLUNGATA CON PERSISTENZA DI AFFERENZE NOCICETTIVE ATTIVA UNA CASCATA DI MECCANISMI NEUROCHIMICI

  38. MODIFICAZIONI DELLE CONNESSIONI INTERNEURONALI CON SQUILIBRIO DELLA ORGANIZZAZIOINE SINAPTICA A FAVORE DELLA COMPONENTE ECCITATORIA A SCAPITO DI QUELLA INIBITORIA

  39. TALI MODIFICAZIONI, UNA VOLTA INSTAURATESI, PERSISTONO ANCHE SE SI ABOLISCE LA CAUSA SCATENANTE, CIOE’ LO STIMOLO PERIFERICO, ED HANNO I CARATTERI DELLA MEMORIA

  40. CLINICAMENTE SI HA • DOLORE SPONTANEO • ALLODINIA • IPERALGESIA

  41. La memorizzazione del dolore comporta: • riduzione soglia del dolore • aumento risposta del neurone • presenza di iperalgesia • dolore persistente • cronicizzazione di alcune forme di dolore

  42. IL FENOMENO CLINICO PIU’ EVIDENTE E’ LA DOLORABILITA’ CHE DERIVA DA DUE EVENTI FISIOPATOLOGICI • IPERALGESIA: esagerata sensazione di dolore in risposta ad uno stimolo nocivo • ALLODINIA: sensazione dolorosa in seguito ad uno stimolo innocuo

  43. CONSEGUENZE CLINICHE • riduzione soglia agli stimoli nocivi – innocui • aumentata sensazione dolorosa in risposta a stimoli soprasoglia • dolore spontaneo (o comunque svincolato dallo stimolo iniziale che può essersi oramai esaurito)

  44. GLOBALMENTE QUESTI EVENTI SONO DEFINITI SENSITIZZAZIONE – EVENTO NEUROFISIOLOGICO CHE SI VERIFICA SIA A LIVELLO PERIFERICO CHE CENTRALE E CONDUCE AD UNA TRASFORMAZIONE ED ESALTAZIONE DELL’INFORMAZIONENOCICETTIVA

  45. La valutazione del dolore Bisogna tenere in considerazione tre concetti: • La valutazione clinica complessiva • Il paziente • Ildoloreche si vuole misurare

  46. Intensità del dolore Emozione 1 spiacevolezza Emozione 2 Depressione Frustrazione Rabbia paura comportamento

  47. Dolore: il 5° segno vitale • Il dolore deve venire considerato come il “5° segno vitale” • Bisogna registrare il dolore dei pazienti ogni qualvolta si registrano frequenza cardiaca, pressione arteriosa, temperatura, e frequenza respiratoria • Il personale medico e paramedico deve considerare l’evidenza di un dolore non controllato come un “allarme rosso” American Pain Society Quality Improvement Committee. JAMA. 1995;1847–1880.

  48. La percezione del dolore da parte del paziente Il dolore è soggettivo e può venire influenzato da: • Età1,2 • Sesso1 • Cultura2 • Comunicazione/capacità di linguaggio • Precedenti esperienze 1. Burns JW, et al. Anaesthesia. 1989;44:2–6. 2. Preble L, Sinatra R. In: Sinatra RS, et al, eds. Acute Pain Mechanisms and Management. St. Louis: Mosby-Year Book; 1992:140–150.

  49. Per un’attenta valutazione del dolore considerare: • siti del dolore • quantità del dolore • qualità e tipologia (cercare “attivamente” le caratteristiche correlabili a dol. neuropatico) • fattori esacerbanti e migliorativi • episodi di BTP (breakthrough pain) • pattern temporale • risposte ai pregressi trattamenti (Foley, 1998)

  50. Per un’attenta valutazione del dolore considerare anche: • sintomi e segni associati • interferenza sul modello e la qualità di vita quotidiana e sull’autonomia del soggetto • impatto sull’assetto psicologico (Foley, 1998)